giovedì 24 maggio 2018

Con SOLO a Star Wars Story si torna nella galassia lontana lontana (review no spoiler)

Ho visto SOLO a Star Wars Story, ecco la recensione senza spoiler 


Non so se hai presente quella sensazione da montagne russe, dove vai sempre veloce. Dove salite e discese si mischiano per darti un'emozione unica, un'emozione da batticuore. Quando arrivi a toccare il cielo con un dito e sai poi che ti aspetta una discesa magnifica e velocissima con i capelli al vento. E ogni volta che la percorri è un'emozione nuova e inaspettata. E vorresti che non finisse mai.

Se conosci queste sensazioni da brividi allora immaginati al cinema a vedere Solo a Star Wars Story. Immagina una storia "umana", d'avventura e d'amore.


Han Solo


Il fuorilegge contrabbandiere Han Solo, che abbiamo amato nella trilogia classica, ideata da George Lucas, torna in un'avventura tutta dedicata a lui. Tra le "vecchie" nostre conoscenze nel film ci sono anche il suo fedele amico Wookie Chewbacca, Lando Carlissian interpretato da Donald Glover e il Millenniun Falcon, che è a tutti gli effetti un personaggio. Ma ci sono anche nuovi personaggi che popolano la galassia di Star Wars e sono tutti ben caratterizzati, ognuno con uno scopo e un carattere riconoscibile. Persino il nuovo droide, L3, è una novità per la lunga saga della Lucasfilm che adesso conta ben dieci film già usciti al cinema.
Solo a Star Wars Story nasce come spin-off della saga e si colloca prima della trilogia classica. Conosciamo quindi Han Solo da giovane. Un personaggio positivo, aggrappato alla vita che non ha paura di rischiare. Si affida al fato e al suo incredibile istinto. Dimostra una straordinaria capacità di tirarsi fuori dai guai e ha un fascino irresistibile. Fascino che crea subito empatia con il pubblico. Alden Ehrenreich sembra nato per essere Han Solo e riesce nell'impresa di non far rimpiangere Harrison Ford e il suo indimenticabile ghigno.



Ron Howard


Dietro la macchina da presa c'è Ron Howard che non ha certo bisogno di presentazioni. Il regista americano negli anni ci ha regalato film di indiscutibile spessore e anche blockbuster più leggeri. Con Solo a Star Wars Story ha trovato il punto di equilibrio realizzando un film altamente spettacolare sia dal punto di vista visivo che emozionale. Un film che come montagne russe ci porta tra primi piani stretti a campi lunghi tra panorami mozzafiato e luoghi claustrofobici. Tra un passaggio e l'altro ci ritroviamo nello spazio insieme all'iconico Millennium Falcon.
Mi piace pensare che la dedizione di Ron Howard al progetto possa anche nascere dalla lunga conoscenza tra lui e George Lucas che lo diresse nel film American Graffiti nel 1973.

Dalla penna allo schermo

Un altro punto di forza del film è nella sceneggiatura scritta da Lawrence Kasdan che ha firmato anche gli script de L'Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Kasdan si è avvalso dell'aiuto del figlio Jonathan e, probabilmente, l'unione generazionale dei due ha fornito al film quel collante tra classico e moderno capace di affascinare i nuovi spettatori e di ammaliare ancora una volta noi fan di vecchia data.
In poltrona poi si percepisce la magia di Star Wars grazie a un comparto tecnico sempre di alto livello al quale si aggiunge l'eccelso lavoro del direttore della fotografia Bradford Young e dello scenografo Neil Lamont. I due riescono a rendere unica e sempre riconoscibile ogni location e la maggior parte dei fotogrammi sembrano dei veri e propri dipinti.



Conclusioni

Seppure starei qui a scrivere ancora e ancora di Solo a Star Wars Story, dei suoi aspetti viscerali, delle ripetute strizzatine d'occhio ai fan, delle sue implicazioni nella saga, delle favolose creature aliene, del meraviglioso cast e di tutto quello che vorrei vedere nei sequel devo fermarmi perché non voglio fare spoiler o diventare prolisso. Probabilmente tornerò sull'argomento con un nuovo articolo su widemovie.
Adesso, concludo consigliandovi caldamente di andare al cinema a vedere Solo a Star Wars Story. È un film completo e carico di spunti. Un film che esalta i suoi protagonisti, che riesce a far funzionare i dialoghi e le scene d'azione allo stesso modo. Un film che non vi darà respiro e che vi catapulterà in una galassia lontana lontana.




giovedì 17 maggio 2018

L'impresa impossibile di Deadpool 2

Deadpool torna al cinema e riesce nell'impresa impossibile di superare, ancora, le aspettative.


Segue una recensione senza spoiler - leggibile anche per chi ancora non ha visto al cinema Deadpool 2




Un passo indietro


Nel 2015 lo studio della 20th Century Fox ha toccato il fondo nel suo reparto cinecomics. Al cinema è un disastro di critica e pubblico il reboot dei Fantastici Quattro che non ripaga nemmeno dell'investimento e, nell'era d'oro per i film tratti da fumetti, si rivela un flop clamoroso.

A questo punto i vertici, della 20th Century Fox, capiscono che è il momento di rischiare il tutto per tutto, di passare il limite, di essere sfrontati e di dare carta bianca agli autori (il regista di Fantastic Four disse che molte scelte gli furono imposte dagli studios). Affidano quindi la scrittura di un nuovo personaggio a Rhett Reese e Paul Wernick ovvero i due sceneggiatori che avevano creato una chicca chiamata Benvenuti a Zombieland (film del 2009). Gli danno carta bianca e quindi decidono di seguire l'impronta del fumetto di Deadpool, mercenario chiacchierone dal cuore buono.
I punti focali di Deadpool fumetto sono: parolacce, violenza e rottura della quarta dimensione. Gli autori li hanno presi appieno e hanno riempito il film di scene splatter, di allusioni sessuali, violenza e parolacce. Il film è arrivato nei cinema vietato ai minori di 14 anni e il pubblico adulto ha apprezzato la scelta. Deadpool, infatti, è stato un successo mondiale al pari di un ottimo film del Marvel Cinematic Universe e senza avere la fascia di pubblico dei più piccoli.

Deadpool non ha rivoluzionato il mondo dei film tratti da fumetti ma ha puntualizzato che si possono fare film intelligenti, ben costruiti, a basso budget che conquistano il pubblico. Deadpool ha rappresentato senza dubbio una ventata di novità nel genere. Non potevano quindi non annunciare il secondo capitolo...


Oggi

Ma perché vi ho annoiato con una introduzione così lunga? 
Perché quella ventata di novità e quel successo sembravano davvero irripetibili. 

Invece, la squadra di sceneggiatori, ai quali viene anche accreditato Ryan Reynolds, riesce a mantenere la base che ha stupito tutti e a superarsi in quasi ogni aspetto.
Più sangue, più chiacchiere, più battute, più azione, molta più azione e molti più personaggi ne fanno un film superiore al primo e ancora più unico nel suo genere. 
Tutto l'incipit è un piccolo capolavoro fino alla scena dopo i titoli di coda originale geniale, divertente. I riferimenti ai fumetti, al mondo geek e al cinema in generale sono tantissimi. Tra battute e scene iconiche ce n'è quasi sempre uno.

Le chiacchiere
Una delle cose che noterete, vedendo il film, a proposito delle battute (intese come linee di dialogo) è che spesso sono troppe, e talvolta non vi faranno ridere. Quest'aspetto è studiato per sottolineare una delle caratteristiche fondamentali di Deadpool: è chiacchierone. Parla in continuazione e dice tutto quello che gli passa dalla testa. Ascolterete quindi anche i suoi pensieri.
Le battute che devono far ridere, lo fanno e sono piazzate molto bene nel film. Il divertimento è ai massimi livelli, si ride di gusto, a volte con le lacrime e per tutta la durata del film. 

Più Budget
Questa volta con un budget superiore hanno potuto realizzare scene action di un certo impatto. Queste si svolgono anche in strade urbane e con veicoli. Hanno potuto mettere insieme più personaggi di cui un cattivone realizzato bene in CGI (non vi dico chi).

Conclusioni
Deadpool 2, quindi, riesce nell'impresa impossibile di superare il primo irriverente primo capitolo introducendo situazioni al limite dell'inverosimile e uno strato di moralità molto profondo che si ripercuote in tutto il film e nei personaggi. Sotto tutte le risate c'è un messaggio importante che è sorprendentemente in linea con la saga degli X-Men e con tutto quello che circonda il mondo mutante.

Un piccolo post-scriptum: il film in Italia non è stato vietato ai minori. In America è vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti. In quasi tutta Europa è vietato, in Francia ai minori di 12 anni, in Germania ai minori di 16. In alcuni paesi anche ai minori di 18 anni. Se volete portare i vostri figli potete farlo, basta che non siano impressionabili da arti spezzati, teste mozzate e sangue.


lunedì 30 aprile 2018

Ho Visto di nuovo Poirot all'opera... Assassinio sull'Orient Express

Agatha Christie non ha bisogno certo di presentazioni. È una delle più influenti e famose scrittrici del novecento. È talmente importante la sua firma che mi sono sempre chiesto come mai il cinema, al contrario della televisione, non fosse riuscito a sfruttarla al massimo del suo potenziale. Quantomeno il cinema moderno fatto di universi, saghe e personaggi "fissi". In passato sono stati realizzati dei bellissimi film dai racconti di Agatha Christie come 10 piccoli indiani, delitto sotto il sole, assassino sull'orient express e assassinio sul nilo; questi ultimi due vincitori di un premio Oscar ciascuno.

Nel 2017 esce finalmente al cinema Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express). Una nuova versione cinematografica di uno dei racconti più famosi della scrittrice con protagonista il detective Poirot.
Per dirigere e interpretare il film viene scelto Kenneth Branagh, famoso per la sua passione per la letteratura in generale e per i suoi lavori sui romanzi di Shakespeare. Branagh non è mai stato un cineasta da calci e pugni, persino in Thor dei Marvel Studios era riuscito a dare profondità a dei personaggi che, forse, il pubblico avrebbe voluto vedere solo combattere (il film non fu particolarmente apprezzato). Quindi Kenneth Branagh non sarebbe adatto a blockbuster moderni dove il pubblico, per lo più giovane, ha delle richieste e pretese ben particolari.



Assassinio sull'Orient Express però non ha le connotazioni di un blockbuster moderno. Come i romanzi della Christie riesce a essere sempre attuale anche se ambientato nel passato. Quello che muove i protagonisti è sempre attuale. Grazie a questo il film ha un fascino molto particolare tra montagne nevose e carrozze dell'Orient Express si riesce a vivere, attraverso Poirot, un'esperienza che va oltre quella di essere un semplice spettatore. Sembra di essere davanti a un film che viene da un'altra epoca. Un film elegante che grazie alla regia di Kenneth Branagh stupisce e meraviglia.
La caratterizzazione dei personaggi è ben studiata e Poirot, personaggio principale, è pensato nei minimi particolari, dall'evidenza dei baffi alla sua provenienza e arguzia. Viene sicuramente voglia di vedere la prossima avventura e di sperare che i produttori non si fermino qui e che l'universo di Agatha Christie possa rivivere sul grande schermo con lo splendore e lo spazio che merita.


Costato solamente 55 milioni di dollari ne ha incassati in tutto il mondo più di 350. E adesso è disponibile in DVD, Blu-ray e 4K con un ottimo reparto extra che ho goduto nel vedere e sopratutto ascoltare perché sono presenti delle testimonianze registrate della stessa Agatha Christie. 
Vi consiglio dunque, di vedere il film e approfondire la conoscenza con l making of attraverso i contenuti speciali.
I link per l'ordine di Assassinio sull'Orient Express ve li lascio qui sotto

venerdì 13 aprile 2018

Sotto muscoli e macerie c'è un film vero. Ho visto Rampage - Furia Animale!

Partiamo con quello che sapete tutti ma che devo scrivere per completezza di informazioni.
Rampage era un bellissimo videogioco arcade che noi fortunati quarantenni abbiamo visto spuntare nei cabinet delle sale giochi vecchio stampo alla fine degli anni ottanta: sale buie dove ogni punto luce era una nuova avventura da vivere, bastava una semplice monetina.
Rampage era un successo perché chi giocava, finalmente, si poteva calare nei panni del cattivone, un mostro che distruggeva intere città. Si poteva giocare da soli, in due o persino in tre. I tre mostri selezionabili, differenti solo dal punto di vista estetico, erano due uomini e una donna diventati mostri in seguito a esperimenti scientifici. Negli anni a venire Rampage ha avuto un discreto successo con diversi sequel ufficiali. Si tratta di un videogioco che ha fatto storia. E ora, finalmente direi, diventa un film con la star muscolosa più pagata di Hollywood, ovvero Dwayne Johnson. Che io amo molto.



Un film spesso come i muscoli di The Rock


Rampage - Furia Animale è diretto da Brad Peyton che aveva diretto Dwayne Johnson nel catastrofico San Andreas tre anni fa. Il film ha mantenuto una base narrativa lineare e semplice tipica dei film "fracassoni", gli sceneggiatori sono stati però capaci di dare un minimo di caratterizzazione ai personaggi umani e sopratutto al gorilla George. Inoltre hanno reso credibile l'operazione scientifica di ricerca dietro la tecnologia CRISPR e un cattivo fino al midollo.


Distruzione totale in pieno giorno


Distruzione e combattimenti con animali giganti sono ovviamente al centro del film, regalano uno spettacolo puro per la gioia degli amanti dei mostri. E lo spettacolo è sempre ben visibile, non ci sono scene confuse tipiche della "pochezza" della CGI. In Rampage gli effetti speciali affidati alla WETA (e non solo) sono di primissima qualità. Le creature hanno tutte il loro spazio in pieno giorno e mostrano tutti differenti movimenti e abilità. L'incredibile finale, da rimanere a bocca aperta, ambientato nella città di Chicago farà felici i più esigenti amanti dei mostri.



Il divertimento si chiama George

Rampage non è solo action e questo è molto importante. Il duo comico formato dal gorilla George e dal personaggio interpretato da Dwayne Johnson, Davis Okoye, vi farà ridere tanto fin dall'inizio. Rampage scorre tra una risata e uno WOW mettendo ancora in risalto le doti comiche di Dwayne Johnson e disegnando un personaggio che non è solo tutto muscoli e azione come i tipici eroi degli anni ottanta ma anche tanto divertimento. E, come poco spesso accade, il nostro eroe si fa male e i segni sono evidenti.


Il film e il videogioco

Dopo aver visto Ready Player One (potete leggere QUI il mio assaggio critico) l'occhio è ancora in cerca di easter egg e in Rampage - Furia Animale non mancano. C'è un cabinet del gioco Rampage nell'ufficio della cattivona e durante il film viene nominato Ralph (che è il nome del Lupo del videogioco). Ci sono altre situazioni riportate dal videogioco che non vi anticipo per non rovinarvi la sorpresa.
Inoltre c'è una bella citazione ad Alien con protagonista Joe Manganiello e un richiamo verbale a Justice League (sarebbe stato più opportuno farlo a Watchmen però - guardando il film scoprirete perché).


Conclusione

Rampage è da vedere sul grande schermo con un mega bicchiere di pop corn. È il film perfetto per una serata spensierata, per farsi quattro risate e vedere cosa riesce a realizzare la bellissima arte cinematografica. Un film, non serio, realizzato molto seriamente, senza strafalcioni e con tanta attenzione. Ho apprezzato la volontà di fare un film diverso da Kong o Godzilla, seppure con molti punti di contatto.
Rampage è un film dove natura, uomo, casualità e scienza vengono messi in discussione, e forse sotto tutti quei muscoli e quelle macerie c'è un film "vero".
Decisamente promosso e non vedo l'ora di avere il Blu-ray per scoprire di più sulla realizzazione di Rampage - Furia Animale

Vi lascio (per il momento) con il link al libro "The Art and Making of" che vi mostra come hanno lavorato i concept artist e non solo.


In ultimo, lo so ho scritto "conclusione" troppe righe fa. Conservo qui tre poster internazionali fantastici di Rampage - Furia Animale




venerdì 6 aprile 2018

Ready Player One, il visore dello spettatore e i sentimenti contrastanti

Ho quarant'anni
Ho letto il libro di Ernest Cline dal titolo Ready Player One
Ho visto Ready Player One al cinema

Credo sia una premessa fondamentale per commentare un film che è molto particolare, che può suscitare diversi livelli di interesse a seconda del pubblico che lo guarda. La mia età e la mia vita da giocherellone amante del cinema è servita per apprezzare le più disparate citazioni cinematografiche e video ludiche, perché io quei film li ho visti e quei giochi li ho giocati (non tutti). È importante aver letto il libro per apprezzare di più il film? Non necessariamente, ma indubbiamente mi pone a un livello superiore per la lettura di un film non semplice (e vedremo più avanti il perché).
Ho visto Ready Player One al cinema, perché è il luogo per antonomasia in cui bisogna vedere i film. Se avete visto Ready Player One, proprio questo film, in streaming il vostro giudizio sarà alterato dalla pochezza della qualità delle immagini che la fanno da padrone in questo film.



La Moda


Adesso che ho fatto la giusta premessa posso farvi capire cosa ne penso di Ready Player One. Film diretto da Steven Spielberg. Uno degli uomini più importanti a livello cinematografico degli anni 70,80 e 90. Uno dei registi che ha contribuito a formare la cultura pop che oggi tanto osanniamo e che è prepotentemente tornata di moda...
Ecco, la moda.
Tutto nella storia è destinato a tornare, vuoi perché dagli errori non si impara mai e vuoi perché è il corso della vita. Le nuove generazioni che devono imparare dalle vecchie e le vecchie che vivono di ricordi. Poi tutto si trasforma in moda, che non per forza è una brutta parola. Spesso è aggregante e fa bene. Questa moda cinematografica/televisiva che forse ha un inizio, nel 2007, segnato con la creazione da parte di Chuck Lorre e Bill Prady della serie TV The Big Bang Theory. La stessa moda che ha portato nelle nostre case anche la serie TV Stranger Things, film come Pixels e Ralph Spaccatutto e la possibilità delle case di distribuzione di rimettere mano a quegli anni per riportare in vita, con remake e reboot, film amati e nella memoria di tutti. Due esempi di successo su tutti sono il recente Jumanji con Dwayne Jonhson e l'horror IT.


Il Libro


È indiscutibile la voglia di conoscere meglio quegli anni da parte dei giovanissimi e la voglia di vivere quei ricordi dei nostri tempi felici. Nasce così Ready Player One, scritto da un ragazzo degli anni settanta che come molti di noi ha adorato la sua infanzia. Ernest Cline non ha fatto nulla di originale, ed è normale visto che il libro è una semplice caccia al tesoro piena di riferimenti geek/nerd. Il libro stesso, se vogliamo, è una easter egg all'opera giapponese Sword Art Online. Per i più maligni sarebbe una "scopiazzatura occidentalizzata" ma a me piace pensarlo comunque come un omaggio.
Non vi annoierò con le differenze tra libro e film perché sono davvero tantissime.


Lo spettatore indossa il Visore


Il protagonista del film, Wade Watts, per sfuggire dalla triste realtà che il mondo è destinato a vivere si rifugia nell'universo virtuale di OASIS dove chiunque può essere chiunque e come un videogioco si possono vivere incredibili avventure. Quella che però è al centro dell'attenzione di tutti è la caccia al tesoro che è stata lasciata come testamento dal creatore di OASIS. Un viaggio tra citazioni, riferimenti e ricordi negli anni 70, 80 e 90 (quelli che anche Spielberg ha contribuito a creare, ricordate?). Wade per entrare in OASIS indossa un visore elettronico, un po' come gli occhiali della realtà virtuale della Playstation 4. Nel momento in cui il protagonista indossa il visore lo fa anche, per induzione, lo spettatore che viene catapultato in un mondo che praticamente riconosce. Il mondo video ludico pieno di riferimenti alla cultura pop. Ready Player One infatti è, senza esserlo, un film di un video gioco. Forse confonde lo spettatore, lo rende passivo nella visione del film attivando invece la ricerca dell'easter egg. Lo spettatore con il visore cerca, scruta, indica, ricorda. Vive un film-game nel film. Non ha tempo di conoscere i personaggi, di immedesimarsi o di empatizzare con loro. Questo è il grande limite e il grande pregio del film. Questo lo rende, al momento, unico. 


Sentimenti contrastanti


Ready Player One è un continuo puntare il dito al grande schermo vivendo a tratti un'avventura semplice in un film che non ha nulla di originale. Le emozioni sono regalate dalle citazioni, ho avuto persino la pelle d'oca nella sequenza dedicata a Shining o alla semplice visione di King Kong (huge fan). Il film nel senso stretto del termine quasi non esiste e se ne sente la mancanza. Se penso a film basati su una caccia al tesoro mi vengono in mente I Goonies, il primissimo film dei Pirati dei Caraibi, Il mistero dei Templari e il Codice da Vinci. Tutti film che hanno una forte componente di ricerca che durante la visione è insita anche nello spettatore che quasi viene spinto a condurre il gioco per trovare il tesoro (l'egg). In Ready Player One questa componente è assente e non c'è coinvolgimento. Viene data poca importanza agli indizi e al vero percorso tra le easter egg che, come scritto, comandando il film e lo spettatore.
Senza alcun dubbio l'intento della produzione era di avere le easter egg a comandare il gioco, a essere il centro dell'attenzione, a essere loro la storia e non al servizio di essa. In questo hanno assolutamente centrato l'obiettivo.
Per l'80% il film è in computer grafica assomigliando proprio a un film d'animazione digitale o meglio, a un videogame. La realizzazione è di altissima qualità e alcune scene sono davvero spettacolari. Limitatissimo l'uso dello slow motion.


Tornando al maestro Steven Spielberg

Ho letto su IMDB che prima di assumere Steven Spielberg la Warner Bros. ha contattato ben cinque registi, ovvero: Christopher Nolan, Robert Zemeckis, Matthew Vaugh, Peter Jackson ed Edgar Wright. Tutti registi di alto livello e diversi tra loro che hanno rifiutato un film difficile.
Steven Spielberg è la sesta scelta. L'uomo che ha contribuito a creare quell'universo che si ripercuote in quasi ogni film di oggi e sempre nelle nostre memorie è stata la sesta scelta. Perché?
Tra i cinque registi che hanno rifiutato io credo che solo Nolan non fosse proprio adatto e forse la mia scelta migliore sarebbe stata Zemeckis per una serie di ragioni con le quali non vi annoierò in questa già lunga recensione/commento/disquisizione su Ready Player One.
Credo fortemente che abbiano scelto Spielberg perché era l'uomo giusto non tanto per dirigere, ma l'uomo giusto per la copertina del film. Il suo nome abbinato al film con il, forse, più alto numero di citazioni della storia in riferimento agli anni 70,80 e 90 è già di per se una mossa pubblicitaria molto astuta. Steven Spielberg è un nome che "riempie la bocca", fa gridare al capolavoro anche se non si tratta di capolavoro. E sopratutto rievoca ricordi anche senza quel famoso visore.

In Conclusione


Ready Player One non è un capolavoro, è un film molto furbo e molto buono. Divertente, spettacolare e attualmente retrò come piace ai geek/nerd.
I capolavori del cinema sono altri, i capolavori di Spielberg sono ben altri. 
Attendo il 31 agosto per acquistare il Blu-ray e per godermi gli aspetti della realizzazione del film, lo rivedrò ancora, a casa, per continuare la ricerca delle easter egg.

Se volete leggere il libro, prenotare il DVD o il Blu-ray, avere il libro sulla realizzazione del film o la colonna sonora cliccate sui link Amazon qui sotto




venerdì 30 marzo 2018

Ho Visto... Scappa - Get Out, Cult o no? Con menzione al finale alternativo

Scappa - Get Out è stato prodotto dalla Blumhouse. Fondata nel 2000 da Jason Blum questa casa editrice è specializzata nel realizzare horror a basso budget. Questa caratteristica gli permette di dare spazio a registi esordienti, a idee stravaganti e ovviamente a progetti che possono essere poi soggetti a censura. Per completare questa introduzione sulla Blumhouse vi segnalo che tra i loro film più importanti c'è la saga di Paranormal Activity, la saga di Insidious e La saga di The Purge. Sottolineo infine che grazie a questi successi Jason Blum ha dato vita a film come Split segnando il ritorno al vero successo per M. Night Shyamalan e ha fatto debuttare, per il cinema, il regista Damien Chazelle (La La Land) con Whiplash che ha vinto tre premi Oscar.

Lo spirito produttivo della Blumhouse ha dato fiducia anche al regista di Scappa - Get Out.
Jordan Peele, infatti, esordisce alla regia e scrive la sceneggiatura di Scappa - Get Out partendo dall'idea di lanciare un messaggio di tipo razziale. Ma è stato a un passo da farsi lo sgambetto da solo...



La storia del film si svolge nella periferia in cui abita la famiglia della fidanzata di Chris, il protagonista interpretato da Daniel Kaluuya. La sua permanenza viene continuamente minacciata dalle attenzioni "razziste" da parte della famiglia e degli invitati che giungono per partecipare all'asta che ha come oggetto proprio Chris. Scopriremo presto che da generazioni questa comunità utilizza i corpi degli afroamericani per prolungare la loro esistenza.

La struttura di questo Thriller/Horror è classica, divisa in tre atti e con un bel colpo di scena. La stessa idea della ricerca dell'immortalità è già vista. E pensate se i corpi sostituiti fossero stati quelli di altri ragazzi e ragazze "bianchi" (ecco il "quasi sbambetto"), carino ma nulla in più. Il colpo vincente che rende il film a più livelli, e che quindi regala spessore alla pellicola, è proprio il relazionare tutto all'argomento del razzismo. Geniale la mossa di inserire come fattore scatenante la vittoria di Jesse Owens ai Giochi olimpici di Berlino del 1936. L'affronto "fisico" alla razza ariana rende il film tutt'altro che un semplice thriller.
Lo rende, in questo preciso momento storico, un portatore sano di messaggio per la comunità e come è successo per Black Panther (il film Marvel) ha ricevuto un forte appoggio dalla comunità afroamericana. Pensate che il film è costato solamente 4.5 milioni di dollari (più circa 15 di marketing pubblicitario sborsati da Universal che ha distribuito il film) incassandone 255 in tutto il mondo di cui addirittura il 69% solo negli Stati Uniti dove la comunità afroamericana è molto forte.


Cult o no?


Scappa Get-Out è assolutamente uno degli instant Cult dei tempi moderni. Film che piacciono fin da subito al pubblico e che hanno un tam-tam mediatico, sui social in primis, molto potente. E i riflettori puntati su un film hanno sempre un bell'effetto. L'Academy Awards l'ha candidato infatti a ben quattro premi Oscar (Migliore sceneggiatura originale per Jordan Peele, miglior film, miglior attore a Daniel Kaluuya e miglior regista a Jordan Peele) vincendo quello per la miglior sceneggiatura originale. Inoltre nel 2017 ha ricevuto una cascata di riconoscimenti che sono ben elencati su wikipedia a questo link.
Se Scappa Get-Out sarà o no un cult fra 15/20 anni non possiamo saperlo adesso. Fatemi sapere che ne pensate.

Finale alternativo

Il regista Jordan Peele ha girato anche un finale alternativo diverso da quello che vediamo nel film. Lo sottolineo perché ne ha girati anche 6 con lo stesso finale ma con delle battute diverse da parte dei due amici che si re-incontrano. 
In questo finale alternativo di Scappa Get-Out le luci che si riflettono sul volto del protagonista sono quelle di un veicolo della polizia e non quelle dell'auto da vigilante dell'amico. Chris viene portato via e lo vediamo in prigione con la classica tuta arancione da detenuto. Chris è stato praticamente dichiarato colpevole di molteplici omicidi. Viene girata una scena in cui riceve una visita del suo amico più fidato e con il telefono, attraverso un vetro protettivo, i due si parlano e Chris racconta all'amico che non ci sono prove a suo favore poiché sono state tutte bruciate durante l'incendio.
Questo finale sarebbe stato ancora più cupo e negativo, da vero film horror. Il surreale weekend di Chris si trasforma in un incubo ancora peggiore una volta che si ritrova condannato all'ergastolo per omicidio. Il regista ha dichiarato di aver scelto il finale che conosciamo perché aveva bisogno di un eroe e non di una vittima alla fine del film.



venerdì 16 marzo 2018

Ho Visto... Marvel's Hulk Nella Terra dei Mostri

Chi mi conosce sa che sono cresciuto tra fantasmi e mostri leggendo fumetti e guardando film di ogni genere. Oggi a quarant'anni suonati non ho smesso di fare nulla di ciò.

Marvel's Hulk Nella Terra dei Mostri unisce mostri e fumetti Marvel in un lungometraggio animato di un'ora e venti minuti circa.



L'ambientazione è una delle mie preferite. Tutto si svolge nella fatidica e misteriosa Notte di Halloween. Il villain Incubo sfrutta le paure dei ragazzi per imprigionarli, li trasforma in dei mostri che faranno parte del suo esercito al fine di conquistare New York (la città che non dorme mai) e il mondo intero. Ad opporsi al piano diabolico di Incubo, che ovviamente non vi ho svelato per intero, ci sono Doctor Strange e Hulk che si faranno aiutare dall'Unità di contenimento paranormale formata dai mostri dello S.H.I.E.L.D.
Questi ultimi a fine episodio vengono rinominati "Howling Commandos" utilizzando il vecchio nome della squadra Marvel che ha combattuto a fianco di Captain America durante la seconda guerra mondiale.
copertina fumetto cover marvel
Gli Howling Commandos in versione mostri furono anche lanciati, con una squadra allargata e modificata, in una serie a fumetti nel maggio del 2016.

Il film d'animazione Marvel's Hulk Nella Terra dei Mostri è stato presentato per la prima volta al New York Comic-Con del 2016. Io l'ho scoperto solo ora grazie a Sky On Demand che lo ha messo a disposizione fino a settembre 2018. Se ne avete la possibilità recuperatelo. Il film è uscito direttamente in home video per il mercato americano.
Purtroppo non esiste in italiano una versione in DVD o Blu-ray.

Oltre a non avere una trama semplice ma composta da più misteri Marvel's Hulk Nella Terra dei Mostri mostra anche una battaglia da non perdere tra Hulk e L'Hulkbuster guidato da Bruce Banner! E si, Hulk vs Bruce Banner, non vi anticipo nulla su come sia stato possibile. Inoltre una bella collaborazione tra Strange, che nello stesso anno debuttava al cinema con il suo film, e Hulk che in questo film d'animazione viene sapientemente usato per "spaccare" e anche come strumento vero e proprio della trama. Si intrecciano paure, incubi e sogni e sul gigante verde si potrebbe scrivere un trattato con questo argomento.

Marvel's Hulk Nella Terra dei Mostri è stato scritto dal veterano Marty Isenberg che ha scritto anche diverse serie TV a tema Marvel, da Ultimate Spider-Man a Guardiani della Galassia e Hulk e gli agenti dello S.M.A.S.H.

Per chi è adatto il film? Sicuramente non è per piccolissimi, si parla di incubi, mostri e universi paralleli. È un film d'animazione che va bene per bambini dai 7/8 anni in su. Negli Stati Uniti è stata posta la censura PG, ovvero per la visione del film da parte di minori di 15 anni è raccomandata la presenza dei genitori poiché il film contiene scene di violenza, immagini di spavento.

Se lo avete visto e volete dire la vostra scrivetemi pure. Se volete far conoscere Marvel's Hulk Nella Terra dei Mostri condividete sui social questo post. Grazie.